lunedì 4 agosto 2014

Scempio a Pignone?

Sentiamo spesso parlare di progetti volti a incentivare o recuperare le tradizioni rurali, un insieme di tecniche e saperi che costituivano il fondamento della civiltà contadina negli antichi borghi di tutta Italia.

Nella nostra realtà, Pignone, un piccolo comune dell’entroterra ligure che non arriva a 600 abitanti, da alcuni anni si è ritornati a valorizzare il patrimonio agricolo locale. Sono state poste in essere alcune iniziative, e più recentemente un progetto comunale volto al recupero dei terreni incolti da rendere adatti alla coltivazione.

5Ecco, la beffa atroce è, che mentre si spinge per recuperare terreni incolti e si costruisce una immagine di comune attento e sostenitore della tradizione contadina, altri terreni, coltivati da secoli con passione, dedizione e sacrificio da generazioni di contadini pignonesi, rischiano di scomparire per sempre nell’asfalto di una strada tanto assurda quanto inutile.
Il progetto infatti sarebbe quello dicollegare Casale, una frazione di Pignone che non conta 200 abitanti, direttamente alla strada che conduce alla Spezia senza passare per il paese capoluogo, mentre in realtà sono già presenti tutte le arterie atte a servire la frazione che potrebbero solamente essere ampliate con minor spesa e minor danno all’ambiente.
Soprattutto sarebbe un progetto folle dal punto di vista logistico. Il nostro paese ha subito ingenti danni (è crollato lo storico ponte romanico simbolo del borgo) durante l’alluvione del 25 ottobre 2011 che sconvolse le Cinque Terre e la Lunigiana, ma tale terribile esperienza sembra non aver insegnato nulla ai nostri amministratori. Il nostro territorio infatti è, nella sua complessità, esposto adaltissimo rischio idrogeologico, ogni autunno e primavera si ripetono costantemente frane e smottamenti che bloccano le strade di collegamento al paese.
Pignone strada

La strada progettata dovrà essere costruita sul pendio di una collina che durante la citata alluvione ha subito una serie preoccupante di frane e cedimenti e in più sarà posta sul letto di un ruscello che si collega direttamente con il torrente Pignone aumentando quindi il rischio di un effetto diga che avrebbe conseguenze devastanti per il fondo valle, dove si trovano alcune case abitate e, in generale, per tutto il borgo.

1Siamo in presenza quindi di una doppia violenza contro il nostro territorio, sia per il fatto che verranno espropriati e coperti d’asfalto terreni coltivati e sia per il rischio altissimo che la strada farebbe correre agli abitanti della zona. Per noi esiste anche unaragione del cuore perchè abbiamo visto i nostri genitori/nonni dare la vita per questa terra, lavorando dal mattino alla sera con passione e amore e coltivando patate, zucchine, fagioli, granoturco, cavoli pomodori...la terra fa parte della nostra vita, è casa nostra .
Le chiediamo di unirsi a noi in questa battaglia che oltre all’abuso contro il territorio rappresenta un vero e proprio abuso del potere pubblico di esproprio contro l’inalienabile proprietà privata, come dovrebbe essere in ogni democrazia e stato di diritto che osino definirsi tali.

L’idea che la cementificazione è sviluppo è completamente sbagliata e concordiamo con Carlo Petrini, fondatore di Slow food, che dice che “la terra costituisce il primo e il vero bene e una risorsa non rinnovabile”: un patrimonio da difendere e tutelare come ci ha trasmesso nostro padre.

Tale progetto distruggerebbe anche il paesaggio nel suo aspetto panoramico: “il paesaggio è qualcosa che ci riguarda nell’intimo, è parte della nostra identità e riguarda anche la felicità delle persone che ci vivono, la loro memoria e vedere un paesaggio rovinato a causa della cementificazione selvaggia, rovina la salute della mente e distrugge la memoria”.
Fermare il cemento e il consumo di suolo fertile deve diventare una priorità in un Paese che si voglia chiamare civile.

Roberto e Romilde Duce e figli (Gabriella, Patrizia e Valerio)

Per info e contattielisaviola@hotmail.it

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